Il giardino dolcemente accidentato

approfondimento sui prati nei giardini scolastici

https://www.treffpunkt-sittensen.de/news/2019/August/kita-drosselgasse-blumenwiese-august-2019
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VEGETARE A SCUOLA?

La biofilia, ovvero l'innata tendenza umana a cercare legami con la natura, ha un impatto positivo su persone di tutte le età ed è particolarmente importante per i bambini in età prescolare. Trascorrere del tempo nella natura, infatti, promuove l'attività fisica (1) e riduce il rischio di obesità infantile (1). Dalle numerose ricerche realizzate nei passati decenni nell’ambito della medicina occidentale (2) e di quella orientale e forestale (3) è emerso, tra molti alti benefici, che il contatto con gli elementi naturali e gli esseri viventi rafforza il sistema immunitario (4) e riduce notevolmente i livelli di stress (4), arrivando a migliorare, più in generale,  lo sviluppo cognitivo e perfino le prestazioni scolastiche (5). Diversi studi hanno dimostrato che i bambini che trascorrono del tempo in ambienti naturali hanno migliori capacità di attenzione e di memoria.: la natura, di fatto, può avere un effetto calmante sui cuccioli d’uomo e in molti casi promuove il benessere psicofisico ed emotivo riducendo ansia, aggressività e parte dei sintomi dell'ADHD (6) che sembrano, così si dice aime, causare al personale educativo non specializzato una grande fetta di sfide. Certamente non i bambini devono cambiare, ma il sistema che li accoglie, così come fa intendere ad esempio Giuseppe Barbiero nella prefazione del libro Educatori esperienziali in natura (Mancini 2020, 78 Edizioni) (7) quando ribadisce il fatto che siamo una specie “nata libera e nomade”. Nella nostra società, afflitta da profonde scissioni dalle nostre origini psicobiologiche e selvatiche, la sofferenza da deficit di natura è quasi onnipresente. Sappiamo però che l'esposizione dalla prima infanzia alla natura può contribuire a promuovere nei bambini un senso di consapevolezza e responsabilità ambientale. Prestare attenzione ai dettagli della natura, come ai colori e alle forme delle foglie, all’infinita varietà di disegni sulle cortecce, annusare e inebriarsi dei mille fiori e ascoltare la sinfonia degli uccelli e degli insetti, promuove importanti atteggiamenti a favore dell'ambiente più avanti nella vita8. Facilitare i bambini a fare domande e ad essere curiosi sul mondo naturale genera e migliora l’uso del linguaggio e aumenta la comprensione sistemica dei significati9. Parafrasando con delle mie parole biofiliche l’idea di costruttivismo (10) definita da J.J. Piaget:

 

"La via verso il premio Nobel parte dall’esperienza elementaLe all’altezza della terra mossa da una virtù sensomotoria."

 

Importanti studi scientifici come quelli condotti da Stephen Kellert (10) o da Edward Wilson (11), pionieri nella ricerca sulla biofilia, confermano che possiamo aiutare i bambini a sviluppare profondamente il legame innato con il mondo naturale. Mi spiego meglio: favorendo e accompagnando i giovani animali umani ad incontrare e conoscere la biodiversità, essi possono sviluppare sia una comprensione esistenziale (12), sia una coscienza ecologica e una comprensione empatica del significato sistemico globale dell’errore antropocentrico (13).  

 

Come facciamo a riconoscere il nostro posto nel mondo come una specie tra molte altre?

Ritengo indispensabile iniziare ad insegnare l’ecologia profonda in un linguaggio esperienziale e adatto agli umani giovani, proprio per dare un nome alle impellenti questioni ambientali tra le quali nomino qui, a titolo esemplificativo, i cambiamenti climatici, la scomparsa del suolo non antropizzato e più in generale l'inquinamento di tutti i cicli degli elementi naturali. Importanti movimenti come Fridays for Future (14), Extinction rebellion (15) e l’ultima generazione confermano, non c’è più scelta, dobbiamo incarnare attraverso azioni concrete nella società la transizione ecologica. In questo testo lo possiamo fare attraverso azioni concrete a scuola. 

https://www.awo-harz.de/Kinder-Jugend-Familie/Kindertagesstätten/Insektenwiesen.php
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ALLORA! COGLIAMO IL VALORE E NON LE PIANTE

“Chiudete gli occhi e immaginate di essere sdraiati a terra. Lo vedi questo splendore dei colori e il brulicare di vita di questo variopinto prato in fiore, con api e bombi che ronzano, farfalle che volano, grilli e cavallette che friniscono. Respira profondamente e ricevi il pieno dalla vita. Tutti questi profumi, tutti questi suoni e colori: Una grande festa per le tue percezioni!

… eh già, è proprio la caratteristica principale di un prato fiorito.  

 

Ora apri gli occhi e guardati intorno, pensa alla tua scuola. La realtà in molti casi è meno romantica. Guardiamo indietro per capire cosa è successo. Dalla metà del secolo scorso, infatti, i prati fioriti sono diventati sempre più rari nei nostri dintorni. Soprattutto l'intensificazione meccanico-digitale e biochimica dell'agricoltura (16) hanno portato alla scomparsa di moltissimi prati biodiversi sensibili e, con essi, di numerose specie animali e vegetali che dipendono da questi habitat oggi circoscritti solo in montagna e ai margini della raggiungibilità logistica. La buona notizia è che proprio a scuola, in quegli spazi esterni che sembrano servono a far sgranchire le gambe, si possono creare molteplici aspetti dei biotopi oggi in via di estinzione. Le loro rappresentazioni in miniatura certamente sono solo una goccia nello stagno, ma possono comunque rappresentare uno strumento eco pedagogico (17) importante per toccare con mano molteplici tematiche ecologiche come la frammentazione degli habitat, il consumo o l’inquinamento del suolo e dell’acqua attraverso inappropriate concimazioni, per non parlare dell’eccessiva diffusione di microplastiche. Accuso qui, e solo dopo avere frequentato per anni numerosi scuole d'infanzia e primaria, il fatto che nei nostri istituti abbiamo progressivamente sviluppato un'accettazione del “tappeto erboso uniforme”. Ispirato ai pensieri espressi nel libro educazione ecologica (18), scritto da Luigina Mortari desidero affermare i nostri servizi educativi come luoghi dove la scomparsa della diversità biologica e quella culturale diventa un cattivo esempio di educazione civica. 

 

Dovremmo cogliere il segnale d’allarme prendendo atto dell’impoverimento biologico: abbiamo progressivamente accettato una standardizzazione dei giardini sottostante a logiche di tempi, costi di manutenzione e risparmio di impegno, ottenendo la scomparsa, quasi integrale, della flora e fauna.

 

Si aggiunge, come aggravante alla scomparsa naturalistica, il continuo aumento di diffidenza e avversione verso quelle poche forme viventi che ci accompagnano ancora. Qui penso ai ragni, le zanzare e altri animali da molti considerati scomodi. Pensate all’affermazione di amare gli animali, ma degli insetti ne potremmo fare certamente a meno: è diventato normale pensare che il pratino verde sia bello e prezioso per i nostri giardini. Aimé, questo tappeto erboso si compone solo di poche specie resistenti al taglio ricorrente. In analogia al deficit di consapevolezza sulle vie della produzione alimentare (19), non sorprende che, nel chiedere a molte persone quali piante siano tipiche di un prato, la risposta sarà, con molta probabilità, il giallo tarassaco, il bianco pratolina e forse il rosso o bianco dei trifogli. Specie di per sé tutte affascinanti, che allo stesso tempo segnalano, se presenti in massa, un eccesso di concimazione. A prima vista possono richiamare lo sguardo incuriosito, ma probabilmente solo di chi passa veloce e guarda da lontano; per chi si ferma a guardare da vicino e toccare con mano, questi prati si rivelano luoghi da inorridire davanti all'impoverimento della diversità.

 

https://kita-loewenzahn-bv.jimdofree.com/infos/öffnungszeiten/
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PERCHE’ QUESTO E’ UN NOSTRO PROBLEMA?

 

Per biodiversità si intende la varietà dei diversi esseri viventi sulla Terra (20). Comprende tutti i tipi di animali, piante, funghi e microrganismi che vivono in luoghi diversi del mondo. La biodiversità è importante perché aiuta a mantenere il nostro pianeta in salute (21). Ogni specie svolge un determinato ruolo nel suo ecosistema e la perdita di una specie può avere forti ripercussioni sull'intero ecosistema (22). 

 

Mi unisco pienamente a tutte le autrici e autori di questo libro e dico:

Restaurare un giardino scolastico in un luogo biodiverso è importante! Si tratta di un’azione civica all’avanguardia finalizzata ad una transizione ecologica. 

 

Ora immaginate di giocare insieme ai bambini nei prati che avete curato. Immaginatevi maestri e maestre che mettono in pratica importanti elementi di ecologia applicata e dell’educazione terrestre (23). Immaginatevi di toccare il futuro e, e detto tra noi,  state tranquilli che, con il tempo, le attività dei bambini e delle bambine diventeranno sempre più scientifiche e di carattere astratto (24). Chi oggi giorno desidera insegnare deve essere esso stesso in primis curioso di apprendere cose nuove: l’educatore non può limitarsi ad insegnare, ma deve insegnare imparando. 

 

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IMPARIAMO INSIEME

Non appena ci liberiamo dalla visione per cui un prato sia un tappeto erboso, fitto e uniforme, possiamo comprendere che è, in realtà, un biotopo con differenti strati verticali che possono raggiungere con certe graminacee oltre i 120 cm di altezza e formare un’enorme biocenosi. Il primo strato a partire dal basso è il suolo, quella parte dove le piante spingono le loro radici nella terra, con le quali assorbono acqua e sostanze nutritive e dove si manifesta una delle più grandi meraviglie di collaborazioni naturali degli esseri viventi, la decomposizione della massa organica. Moltissimi animali scavano il terreno e, mentre lo fanno, inglobano negli strati più profondi della terra pezzi di vegetazione e parti di animali morti. I veri coltivatori selvatici dell’ambiente sono allora gli scavatori come i conigli, i topi e le talpe che costruiscono le loro tane e cunicoli, mentre, ad esempio, tra i concimatori naturali più efficienti ci sono i lombrichi, i millepiedi e gli isopodi, che aiutano a trasformare tutta la biomassa in terreno fertile. Gli esseri viventi sono miliardi aggiungendo i funghi, batteri ed altri microorganismi. Nel secondo strato, che chiamiamo lettiera, avviene un intenso mescolamento di macro e micro elementi. Salendo in verticale, la lettiera è composta sempre di più da vegetazione recentemente caduta e in parte ancora riconducibile alla specie. Sopra alla lettiera si trova lo strato delle foglie e degli steli. Esso è costituito solitamente da un mix di graminacee, erbacee e fiori in varie altezze e quantità. Qui i bruchi delle farfalle si nutrono delle foglie delle piante o, solo per citare qualche esempio, molti ragni tessono qui le loro ragnatele, i coleotteri sono attivi a cercare cibo, gli afidi attirano le formiche con la loro melata e le cavallette si posano sugli steli delle piante. Avete presente la famosa “sputacchina”? Infine c’è lo strato fiorito, un multipiano colorato da fioriture diverse attraverso tutto l’anno. Questo piano è visitato da infiniti insetti volanti in cerca di polline e nettare: api, sirfidi, bombi, farfalle, mosche e coleotteri sono gli attori che testimoniano il continuo ciclo della vita in una biocenosi estremamente affascinante.

 

 

https://www.hase-und-igel.de/_files_media/reading_examples/9783867607926.pdf
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Scegliere quelle piante adatte al clima e alle condizioni del terreno locali è un passo verso il bioregionalismo (25), una teoria ecologista che ha l’obiettivo di individuare e studiare le cosiddette bioregioni o ecoregioni. Tali aree naturalmente definite possiedono caratteristiche fisiche ed ecologiche omogenee, al punto da rappresentare delle unità territoriali; queste, tuttavia, non hanno una dimensione standard: si può trattare, a titolo esemplificativo, di una grande valle fluviale o di un vasta catena montuosa, arrivando ad abbracciare più ecosistemi contemporaneamente. 

 

Immaginate come un prato ricco di fiori sia un esempio impressionante di biodiversità della regione, perché pieno di vita e di cambiamenti, di colori, di odori e di suoni. Può essere un habitat con oltre le novanta specie (26) solo vegetali. Provate ad immaginare che, su una singola specie di fiore di prato, possono vivere tante altre specie differenti di animali. Con un incremento della diversità di insetti ed altri piccoli animali, di cui si nutrono a sua volta uccelli, pipistrelli, ricci, lucertole, rane ed altre specie ospiti dei giardini, potete dare il via ad una piccola oasi naturale.  Abbiamo detto che, una volta riportato un pò di prato, esso può rappresentare un biotopo ricco di specie a bassa manutenzione. In generale sono il clima, cioè la temperatura, la piovosità, l’intensità del sole e poi le proprietà biochimiche del suolo a determinare le scadenze di sfalcio e il numero degli interventi. Il prato in primavera inizierà a crescere fino a raggiungere una taglia media dei 50-80 cm in corrispondenza della piena fioritura, durante i mesi estivi probabilmente a giugno e luglio. Il primo sfalcio se lo si vuole fare avviene poi a fine fioritura. Apriamo a questo punto un'altra visione sempre a favore delle educatrici e dei educatori, delle insegnanti e dei insegnanti: le persone che svolgono come professione la manutenzione degli spazi verdi sono a vostro servizio, hanno l’obbligo etico professionale di realizzare la vostra visione pedagogica ed ecologica trasformando, appunto, le indicazioni pedagogiche in azioni di giardinaggio. La manutenzione da parte delle aziende esterne non è un favore a cui bisogna inchinarsi accettando tutte le logiche aziendali. Noi adulti, custodi della vita negli spazi antropizzati, dobbiamo prendere posizione per la tutela delle piccole oasi di vita. 

 

Tornando alla manutenzione dei prati ho usato il termine sfalcio, un modo molto più dolce del taglio meccanico. E’ importante che le piante abbiano il tempo di sfiorire e successivamente di seminare. Per questo motivo l’ultimo sfalcio, quello vegetativo, avviene verso settembre-ottobre e lascerà il prato riposare sino a primavera, quando inizierà a ricrescere. Ogni sfalcio dovrebbe essere effettuato solo a piccole chiazze, in modo che gli animali possano trovare velocemente un nuovo riparo nei rimanenti pezzi incolti. L’erba falciata, inoltre, deve essere lasciata sul prato stesso, in modo tale che i semi dei fiori ancora attaccati alle piante secche possano depositarsi sul terreno. 

 

Tutto in natura è ciclico ed è importante garantire il ritorno dei nutrienti nelle piante nella terra. Ricordate che i prati fioriti non vanno concimati perché i troppi nutrienti a disposizione favoriscono lo sviluppo delle graminacee, che crescono più rigogliose e soffocano la maggior parte delle altre specie da fiore, fino ad eliminarle completamente. Infatti in natura i prati più fioriti e più ricchi di biodiversità sono quelli che crescono su terreni poco fertili. 

LA CITTADINANZA TERRESTRE

Rimaniamo all'avanguardia di una transizione ecologica. Immaginate insieme ai bambini come restaurare (restoration ecology - ecologia del restauro) un'area esterna della scuola in un luogo semiselvatico. I luoghi adatti per realizzare i prati fioriti sono le fasce esterne dei giardini, le scarpate soleggiate e poco frequentate, i frutteti con pochi alberi sparsi e le superfici adiacenti alle siepi. Fate attenzione perché in certi periodi i prati non dovrebbero essere esposti a disturbo da schiacciamento e, di conseguenza, non possono essere usati in ogni momento dell’anno come luogo in cui sedersi, sdraiarsi e giocare. Per questo motivo è utile creare un mosaico di zone con differenti intensità di uso da gioco libero. Create anche delle zone remote nel giardino da lasciare sempre incolte, di modo che la vegetazione possa svilupparsi e fiorire durante tutto l’anno indisturbatamente. Poi create quelle zone con più contatto umano e osservate e documentate come cambierà la composizione delle piante. Immagino un gradiente dall’incolto all zone desertiche nei raggi degli spazi caduta dei giochi in giardino.

Concedete a tutte le persone che frequenteranno questi spazi l’occasione di notare e, successivamente, di riflettere su quale sia l’impatto del loro agire sulla biodiversità locale. La proposta di creare una serie di prati e parziali incolti si colloca nelle azioni di conservazione naturalistiche, nella categoria di riequilibrio ecologico e apre alla possibilità di facilitare alla comprensione complessa del processo naturale chiamato in ecologia lo sviluppo della potenziale naturale vegetazione (PNV) (26) che è quel complesso di vegetazione che tende a formarsi naturalmente in un dato luogo in base alle caratteristiche climatiche, geologiche, geomorfologiche, pedologiche e climatiche attuali.

 

SEMBRAVA IMPOSSIBILE FINCHÉ QUALCUNO NON L’HA FATTO

“Ci tengo a ricordarci che un'area cementificata può essere trasformata in un prato rimuovendo la pavimentazione artificiale, smantellando il cemento e riportando alla luce la terra viva. Questa è un’azione di attivismo ecologico coraggioso”.

Se avrete pazienza, a partire dalla terra liberata, possiamo osservare insieme l’affascinante processo della successione ecologica (27). Potrete assistere al ripopolamento delle specie vegetali, come all’arrivo dei primi muschi ed delle erbe pioniere che popolano il primo strato sulla terra nuda. Il processo, se lasciato al naturale, comprenderebbe decine di anni di successione ecologica.

 

Per avviare un processo di ritorno alla biodiversità più veloce, si possono scegliere strade più o meno operose. Si può provare con un rinverdimento diretto che consiste nel importare una semente proveniente da un contadino vicino che coltiva ancora con metodi naturali (28). Il suo falcio fresco di prato fiorito può essere cosparso sulla superficie di terra nuda da rinverdire, mentre i semi caduti dalle piante appena tagliate germogliano protetti da questo strato di copertura. Se volete intervenire su uno spazio impoverito di specie già verde vi consiglio di asportare il primo strato di vegetazione o in strisce di terreno larga almeno 20 cm o, ad esempio, di scoperchiare qua e là in una zona a macchie di leopardo di circa 1 metro quadrato di superficie. Queste zone sono subito pronte a ricevere una miscela di substrato terroso e sabbioso non concimato, mescolato ai semi che avrete scelto di acquistare. In ogni caso, ricoprite il suolo sempre con un leggero strato di erba falciata e segnalate per le prime settimane le zone con un nastro che possa indicare a tutte le persone di non calpestare. Si possono provare a piantare (29) in modo sparso direttamente specie viventi tra cui potreste provare, in base alle esigenze ecologiche, il Millefoglio, la Campanula, la Salvia, la Margherita, il Geranio dei prati, la Silene, il Tarassaco, la Pratolina, la Calendula, la Veronica, la Piantaggine, la Malva, la Primula, la Cicoria e il Fiordaliso. Troverete queste specie in natura dove, per favore, solo in modo rispettoso e con grande attenzione e senso di misura, ovviamente anche previo permesso del proprietario delle terre, potrete raccogliere alcuni esemplari da trapiantare. Ricordatevi che un intervento così invasivo come il trapianto di una specie, necessita di cure successive come un periodo più o meno breve di innaffiamento mirato e un controllo a vista delle singole specie. 

 

Se invece volete seminare, senza il falcio del contadino o il trapianto di specie vive, abbiate presente che le miscele dei fiori di prato disponibili in commercio non possono tenere conto delle peculiarità biotiche e abiotiche del microhabitat e, per questo, è raro che contengano solo specie adatte alla sopravvivenza a lungo termine. I componenti principali dei mix per prati fioriti sono specie annuali che durante il primo anno di vita del prato garantiscono il suo rapido insediamento, lo arricchiscono e servono a contenere la crescita delle erbe con un alto potenziale di concorrenza. Oltre a questo, le annuali offrono comunque una fioritura ricca e colorata già nello stesso anno della semina. Come già anticipato, è probabile che alcune delle specie negli anni successivi andranno a sparire. Poi seguirà l’insediamento delle specie perenni selvatiche come ad esempio le margherite, la salvia dei prati, i ranuncoli, i garofani, che costituiranno il vero e proprio prato permanente; queste specie, essendo perenni, hanno germinazione e sviluppo lento e generalmente inizieranno a fiorire dal secondo anno dalla semina. Il manto erboso del prato è necessario e consiglio per questo le specie non troppo invasive come il Lolium perenne, la Poa trivialis e la Poa pratensis. Queste graminacee sono specie scelte in modo da non essere competitive con le specie di piante da fiore sopra citate; hanno lo scopo di formare una veloce copertura del terreno, utili a permettere lo sviluppo delle specie perenni che proprio nelle loro prime fasi di sviluppo non sono in grado di competere. 

I prati seminaturali hanno un valore educativo significativo per l'apprendimento esperienziale delle tematiche ecologiche più importanti. Osservando e studiando questi ecosistemi semi-naturali, si possono imparare l'importanza di proteggere e preservare la biodiversità a partire da un'azione pratica e divertente direttamente davanti alle porte della scuola. C’è bisogno di innamorarsi intimamente e con passione di questa natura davanti alla porta, desiderare e vivere realmente la connessione con lei sulla base del rispetto profondo, non solo idealmente, ma in termini di azioni, conoscenze e abilità, per poi trasmettere passione e rispetto quando vi conduciamo qualcuno per mano. 

https://www.badische-zeitung.de/kinder-saeen-eine-blumenwiese-ein--157113062.html
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E se il prato non c'è?

Se per motivi di spazio non potete pensare in lungo e in largo il consiglio è di progettare in altezza. Un giardino verticale non solo fornisce un habitat per gli impollinatori e valorizza la biodiversità dell’ambiente, soprattutto coinvolge su poco spazio i giovani umani nell'apprendimento esperienziale di importanti processi ecologici come il metabolismo, la riproduzione, la resilienza, l'autoregolazione, l'adattamento e l'interazione di tutte le entità naturali. Una spirale delle erbe può esattamente come lo studio e l'esperienza dei prati, essere una fonte di ispirazione per futuri progetti scientifici e fin da subito invitare a rallentare, avvicinarsi, ed entrare in contatto con la natura. Una spirale di erbe per le farfalle è un biotopo progettato per attrarre e sostenere in particolare le farfalle durante il loro ciclo vitale, dall'uovo all'adulto, e può fornire quella possibilità di avvicinarsi al mondo verde proprio quando non avete tantissimo spazio a disposizione.

L’AZIONE PARTECIPATA

Insieme ai bambini ricercate (chiedendo, come nel caso della rinaturalizzazione del prato, ai contadini della zona, ai fioristi, ai vivai) le specie vegetali autoctone più adatte al clima e all'ecosistema locale. Piantate varietà di specie che forniscono il nettare per le farfalle adulte e ricordatevi anche quelle adatte ai loro bruchi. Le farfalle hanno bisogno del sole per riscaldare il corpo e volare. Scegliete un luogo che riceva almeno sei ore di luce solare al giorno. E’ importante fornire alle farfalle dei ripari dove possano riposare e proteggersi dal vento e dai predatori, di conseguenza  qualche spazio con una tettoia legnosa servirà. Con una zona paludosa ai piedi della spirale create un luogo poco profondo con acqua da cui le farfalle possano bere e, allo stesso tempo, potete far conoscere ai bambini un ulteriore biotopo e insegnare loro l'importanza delle zone umide per la biodiversità. Vale ripetere ancora una volta di evitare l'uso di pesticidi e concimi, poiché possono essere dannosi per le farfalle (30) e altri insetti. 

 

Per accontentare una buona dozzina di piante bisogna prevedere un’altezza massima della spirale di circa 100 centimetri e un diametro minimo di almeno tre metri. Questo corrisponde ad una superficie di circa sette metri quadrati. Ideale sarebbe un muro di contenimento fatto di pietre naturali,  come un muro a secco. Nelle fessure tra le pietre piantate altre piccole specie vegetali e ricordate, allo stesso tempo, che gli spazi vuoti sono sempre occasioni per tutti gli animali, ad esempio le lucertole, per trovare rifugi. Il giusto substrato è importante per il benessere delle erbe. All'interno della spirale si possono distinguere quattro zone di umidità: per la zona più alta e secca, aggiungete metà sabbia al terreno del giardino. Se avete un terreno molto argilloso, aggiungete dei trucioli di calce. Il contenuto di sabbia nella terra diminuisce costantemente verso le zone più basse della spirale dove si accumula l’acqua e l’humus. Alla fine della spirale c’è lo stagno: il substrato qui è prevalentemente materiale organico, terra molto scura uguale al compost. Posizionate qui un contenitore aggiungendo piccole rocce o ghiaia per creare al suo interno una zona di limite poco profonda. Al suo bordo potete piantare specie acquatiche alcune piante più alte, come ad esempio l'iris gialla.

 

Quando invece cominciate a piantare le specie nella spirale iniziate dal centro più in alto e procedete verso l'esterno più basso. Ogni pianta deve essere collocata in una sezione diversa e assicuratevi di lasciare spazio sufficiente tra le piante per farle crescere e prosperare. Man mano che le piante crescono, riempiranno la spirale e, mentre questo accade, i bambini, così mi auguro, potranno osservare il ciclo di vita delle farfalle. Spero vivamente che potrete assistere alla deposizione delle uova sulle piante, alla schiusa dei bruchi che si nutrono delle foglie e alla formazione delle crisalidi. 

Per approfondire: https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Come-fare-un-giardino-per-le-farfalle
Per approfondire: https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Come-fare-un-giardino-per-le-farfalle

LISTA DELLE SPECIE PER UNA SPIRALE PER LE FARFALLE IN ORDINE

La lavanda (Lavandula angustifolia), la salvia (Salvia pratensis e officinalis), Calendula (Calendula arvensis e officinalis), l'origano (Origanum vulgare), la scabiosa (Scabiosa columbaria), il timo (Thymus serpyllum), il rosmarino (Rosmarinus officinalis), l'alisso giallo (Alyssum saxatile), l’arabis bianca (Arabis caucasica), il sedum (Sedum acre), la verbena (Verbena officinalis), la menta (Mentha piperita), l’astro settembrino (Aster novi-belgi), la valeriana (Valeriana officinalis), la Camomilla, (Matricaria chamomilla) il basilico (Ocimum basilicum), la bugola (Ajuga reptans). 

LE PIANTE

IDEE PER GIOCARE INSIEME, SEMPRE  MEGLIO CHE GIOCARE CON.

Tutti gli esseri viventi sono esseri senzienti, dotati di percezioni e di senso e, così, anche i vegetali più minuscoli come gli insetti più alienanti vanno rispettati, essendo in grado di offrire molteplici occasioni di crescita e di apprendimento. Invitate a osservare gli infiniti dettagli delle piante, le foglie, le infiorescenze, i frutti, i semi e fateli disegnare separatamente su fogli diversi. Disponete le opere d'arte o gli schizzi su un tappetino e chiedete poi di abbinare gli elementi disegnati in base alle dimensioni, alla forma e al colore. Siate creativi e create piante nuove fantastiche mettendo insieme diverse caratteristiche. Poi provate anche a ricordare quali parti delle piante disegnate appartengono invece insieme ad una singola specie. In un passo successivo potreste invitare ad un'esplorazione del colore di una specifica pianta; ad esempio, potreste osservare da molto vicino una calendula o un tarassaco. Usate lenti di ingrandimento ed esplorate i fiori: farete una grande scoperta osservando quali colori si vedono e come sono le forme dei petali e delle foglie. Sulla scia della traccia empirica della precedente esplorazione, potreste confrontare alcune piante seminate e cresciute in condizioni diverse, come ad esempio in diversi tipi di terreno, livelli di luce solare o quantità d'acqua. I bambini possono registrare le loro osservazioni e trarre conclusioni sulle condizioni migliori per la crescita della specie che hanno scelto di confrontare. Che cos’è la legge di Liebig? Quali sono i macro e micronutrienti delle piante? Tutti i processi di un'educazione esperienziale nel giardino partono dall'esperienza concreta, soggettiva ed è influenzata fortemente dalle percezioni e dal mondo interiore di chi gioca. Utilizzate lo storytelling per imparare a conoscere il mondo dei vegetali, sviluppando al tempo stesso creatività e capacità di comunicazione. Chiedete ai giocatori di scegliere o farsi scegliere da una pianta dal giardino. Incoraggiate a scegliere proprio una pianta che per qualsiasi motivo ritengono interessante, unica o con cui sentono un immediato legame personale. Una volta riconosciuta, potete avviare la raccolta di informazioni usando tutti i sensi combinati alla fantasia. Incoraggiate a fare delle domande alla pianta, ad esempio sulla sua età, su chi la viene a trovare e su com’è vivere lì. Generate insieme ad essa svariate ipotesi sul suo ciclo di vita, sui  suoi adattamenti e sugli animali che potrebbero interagire con essa. Infine confrontate le vostre impressioni, idee ed esperienze empiriche con le informazioni che trovate attraverso libri, risorse online o semplicemente parlando con chi se ne intende. Una volta che avete raccolto svariate informazioni sulla pianta, siete invitati a generare storie ancora più articolate. Poi una storia può, anzi dovrebbe, essere fantasiosa e, allo stesso tempo, includere tutte le informazioni ecologiche, sui suoi adattamenti o sul suo significato culturale. Se vi piace disegnare, chiedete di illustrare la storia. Sulla scia di Keri Smith potete certamente aggiungere alle illustrazioni brevi informazioni scritte. Infine potreste, anzi dovrete, condividere il vostro progetto con un pubblico più ampio, come i genitori o le altre classi, proprio per sviluppare le capacità di parlare in pubblico e di raccontare storie, condividendo allo stesso tempo una conoscenza delle piante con gli altri. 

 

La biofilia passa ovviamente anche attraverso il linguaggio del corpo e il movimento e, per questo, è interessante interagire con piante che abbiano una forma o una esperienza tattile interessante o che abbiano un odore o un sapore caratteristico. Potreste bendare un giocatore e fargli toccare, annusare o assaggiare parti di una pianta. Il giocatore userebbe i propri sensi per esplorare e percepire la consistenza, la forma, l'odore o il sapore e può provare a trasmettere queste caratteristiche attraverso il suo individuale linguaggio del corpo, vocalizzi ed espressioni facciali. Tutti gli altri sono invitati a imitare la comunicazione non verbale della persona bendata. Dopo qualche minuto, ruotate il giocatore bendato e scegliete una nuova pianta da esplorare. A questo punto, gli altri giocatori dovranno cercare nuovamente di imitare i movimenti e le espressioni dell’esploratore bendato. Questo gioco può essere un modo divertente e interattivo per far conoscere alcune caratteristiche delle diverse piante e per esercitare le loro capacità di osservazione ed espressione. Ci sono infiniti modi per giocare con le piante e ve ne ho qui elencati alcuni. 

 

Concludiamo con un’attività da fare in gruppo: create un cerchio e, uno dopo l’altro, fate un passo verso il centro. Coloro che si trovano nel cerchio più interno che si andrà a formare rappresentano i petali di un fiore; all’inizio è ancora chiuso, perciò essi si dovranno stringere l’un l’altro. Coloro che formeranno il cerchio più esterno rappresentano i sepali, e stanno accovacciati con le braccia distese per coprire i petali. Con l'arrivo dei primi raggi di sole, i sepali si danno la mano e alzano le braccia contemporaneamente, poi lentamente si alzano in piedi portando le braccia verso il sole senza staccarsi tra loro; il cerchio così si allargherà fino alla massima estensione delle braccia di tutti, che continuano a rimanere unite. Successivamente i petali potranno alzarsi lentamente in piedi, sollevare le braccia al cielo dandosi le mani l'un l'altro fino ad arrivare a portare la testa verso il sole. A questo punto, tutti lasciano le mani dell'altro e fanno un passo indietro, si stendono a terra con la testa rivolta all'esterno del cerchio alternando sepali e petali; poi chiudono gli occhi e si rilassano godendosi il calore del sole. Passati circa tre minuti, comincia la fase inversa: una volta riaperti gli occhi, tutti tornano in posizione accovacciata poi, lentamente, prima i petali e poi i sepali, si prendono per mano e si alzano in piedi. I petali alzano le braccia al cielo e si stringono tra loro e, una volta  riuniti, si abbracciano; i sepali alzano le braccia al cielo e si avvicinano tra loro e verso i petali che si accovacciano in modo da tornare alla posizione di partenza: il sole è ormai tramontano, quindi chiudete gli occhi e rilassatevi. 

 

Come espresso all’inizio del testo, per proteggere la natura c’è innanzitutto bisogno di andare a scuola dalla e nella natura. Si tratta di fare esperienze curiose, divertenti e soprattutto piacevoli, esperienze di crescita in un alternarsi di gioco libero e gioco strutturato. Questa riconnessione si può insediare in noi solo se esperita con le nostre mani, con il nostro cuore e con la nostra mente, fin dalla più tenera età. Howard Gardner ha aperto, già a metà degli anni ‘80, a nuove consapevolezze su diversi tipi di intelligenza confermando la necessità di individualizzare l'insegnamento: di fatto, la natura di un prato e degli incolti è capace di accogliere le diversità cognitive, tutte e ciascuna così come sono e ha sempre, ogni volta, la proposta su misura per chi vi entra, per il suo stile cognitivo personale, senza che nessuno si sforzi affinchè questo possa accadere. Questi incontri meravigliosi, creativi e, per così dire, magici con la natura sono solo possibili e fioriscono nelle loro potenzialità se l'adulto li riconosce e li custodisce, prima di tutto dentro di sé, come sua esperienza personale e, successivamente,  in un progetto educativo. Con uno sguardo critico e, per certi aspetti, al limite del demenziale, provo a chiudere così: 

All'inizio giocare fuori ci sembrava solo un rotolarsi e un procedere a piccoli passi, ma poi un giorno nel non più lontano futuro Antropocene, ritornerà ad essere un assioma di base per la sopravvivenza della specie umana.

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biografia

Biografia

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