H3CityBound

Complementare all'Outdoor Education

Pedagogia Esperienziale in città

Introduzione alla metodologia

 

1.1 City bound, pedagogia esperienziale in città

 

 

Il pedagogista tedesco Kurt Hahn (1886/1974) è ritenuto un precursore della Pedagogia esperienziale. Era convinto che l’apprendimento può essere significativo solo attraverso quei comportamenti che Johann Heinrich Pestalozzi aveva caratterizzato come capaci di coinvolgere «testa, cuore, mano». L’apprendimento si compie, secondo la filosofia di Hahn, attraverso le due connotazioni dell’esperienza, rese in tedesco con i termini Erleben e Erfahrung[1]. Il primo indica l’esperienza che si vive nel momento in cui si vive, qualcosa di simile al nostro ‘vissuto’, ma più legato al momento presente del fare e dell’esserci; il secondo esprime l’esperienza vissuta che, integrata al bagaglio della persona, diventa operativa, determina gli atteggiamenti e i comportamenti dell’individuo, ne fa parte.

Kurt Hahn identificava nella natura il contesto ideale per l’apprendimento e la usava nella pratica come ambiente privilegiato per le attività pedagogiche. Negli anni Cinquanta egli fondo l’associazione Outward Bound, che da allora continua a elaborare e sviluppare le sue teorie. Ancor oggi il principio fondante dell’Outward Bound è una combinazione di sport in natura, avventura e apprendimento in gruppo. La natura diventa qui essenziale ed è concepita sia come contesto dell’azione, sia come l’Altro della relazione.

 

Negli anni Sessanta negli Stati Uniti si sviluppò l’idea di riproporre l’apprendimento attraverso l’esperienza, caratteristico dell’apprendimento esperienziale in natura, nell’ambiente cittadino. Sia negli Stati Uniti che, poco più tardi, in Gran Bretagna, questi programmi si diffusero in un primo momento come ‘City Challenge’ e in seguito, in complementarità al termine Outward Bound, sotto il nome di ‘City Bound’. Invece della natura, il City Bound usa la città per attività che combinano la relazione sociale con gli abitanti del luogo, l’avventura di vivere la città e se stessi in modo inusuale, l’apprendimento all’interno del gruppo.

 

La città è un’insegnate meravigliosa che offre una vasta gamma di metafore con grandi potenzialità pedagogiche. Si tratta di avvicinarsi con sguardo aperto ad ogni suo aspetto, chiedendoci cosa può offrire. Anche noi guarderemo ogni cosa in modo nuovo: la rete delle infrastrutture, la varietà degli ambienti, l’anonimato e la moltitudine, i commercianti, i passanti e i turisti, gli edifici e i monumenti. La città cambia nel tempo e nello spazio, basta cambiare quartiere o orario per incontrare mondi reali e simbolici differenti, condivisione degli spazi e della quotidianità in un vitale mischiarsi di culture e stili di vita. C’è questo e molto altro in ogni città da scoprire e utilizzare per facilitare esperienze di crescita e favorire la messa a fuoco durante l’apprendimento spontaneo di competenze fondamentali nella vita di tutti i giorni. Il City Bound permette di creare situazioni di sperimentazione in gruppo attraverso l’apertura di spazi protetti per la sfida graduale e il problem solving. Il metodo prevede la sperimentazione di nuovi comportamenti attraverso compiti divertenti e totalmente imprevedibili.

 

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[1] I sostantivi Erleben e Erfahrung sono composti dalla preposizione Er associata a due diversi verbi. Leben significa vivere, mentre fahre è il verbo che indica movimento. Le preposizioni, unite ad altre parole, hanno la capacità di cambiarne il significato, talvolta di poco, talvolta di molto. L’influenza di una stessa preposizione sulle diverse parole cambia, ma ogni preposizione ha un carattere, si colloca su un movimento, lo definisce. La preposizione Er è relazionale, e più precisamente allude al moto dall’interno dell’individuo verso il fuori, il mondo, l’altro.

 

...ed ecco un altro assaggio sul metodo City Bound...

1.3

- Le attività allenano al cambiamento di prospettiva

 

Gli schemi e le strutture con cui osserviamo abitualmente la realtà, le convinzioni radicate, le opinioni e i nostri stereotipi determinano ciò che ci appare via via come normale o anomalo, giusto o sbagliato, quando un comportamento inizia ad essere imbarazzante e quale tipo di persone, per esempio, ci appaiono lontane o vicine a noi per motivi di aspetto, stile, credenze ecc. I nostri schemi, preconcetti e abitudini riguardo ai ruoli sociali guidano i nostri comportamenti e determinano la nostra vita quotidiana. La nostra visione del mondo tende a stabilizzarsi, creando una personale routine che difficilmente viene messa in discussione. Favorendo situazioni totalmente nuove in ambienti già noti, il City Bound vuole capovolgere questa routine e permette di cambiare il punto di vista da cui si guarda il mondo. Possiamo aiutare i partecipanti a formulare nuove domande, porsi in maniera nuova di fronte ad esperienze e osservazioni date per scontate, fino a favorire un ricondizionamento delle precedenti esperienze negative da parte di nuove esperienze positive capaci di portare autostima, fiducia, senso di riuscita là dove erano insediati insicurezza e sfiducia.

 

-       Le attività mettono al centro i partecipanti

 

I partecipanti hanno il completo controllo sui processi da attuare per realizzare le attività proposte. Tali attività, tuttavia, sono improntate affinché il gruppo sia tenuto a collaborare e sperimentarsi nelle forme della comunicazione. Spesso le soluzioni più efficaci richiedono coordinazione nell’agire tra i partecipanti singoli o in sottogruppi, tra loro e con altri. Nell’incontro con gli sconosciuti i partecipanti possono trovare reazioni autentiche ai propri modi di agire e comunicare, confrontandosi con il proprio modo di apparire e con altre preziose informazioni acquisite in forma non direttiva, sono spinti a mettere in atto nuove strategie comportamentali per entrare così nello spazio di apprendimento.

 

-       La scelta delle attività è orientata secondo criteri pedagogici

 

La scelta delle attività nel City Bound avviene secondo criteri pedagogici e mai in base a interessi meramente ludici e di animazione superficiale. Perché gli obiettivi abbiano validità pedagogica l’educatore esperienziale deve possedere già nella fase della progettazione informazioni dettagliate sul gruppo che svolgerà le attività. [....] Se pensato secondo criteri e in funzione di obiettivi pedagogicamente rilevanti il City Bound risulta essere un approccio molto potente di educazione all’aria aperta in ambienti urbani. I partecipanti sono facilitati da un ambiente stimolante e contemporaneamente, in molti casi, familiare. La vicinanza con le tematiche e gli ambienti da parte dei partecipanti e un uso consapevole delle attività da parte del conduttore possono portare una profonda concettualizzazione delle esperienze, per trasferire i comportamenti sperimentati nel gioco alla vita quotidiana.

 

...saltiamo alcune pagine per un altro assaggio e...

1.5 Il potenziale pedagogico dei programmi di City Bound

 

Il mondo del lavoro oggi richiede innumerevoli abilità trasversali, come la sicurezza nell’incontro con realtà sconosciute, la capacità di reagire e interagire in situazioni nuove, costruire in collaborazione con altri nuove idee e processi di lavoro, discutendo, accettando le critiche, o convincendo altri validità delle proprie soluzioni. I programmi di City Bound rafforzano queste competenze di base, mente la riflessione chiarisce la rilevanza delle attività per l’acquisizione di competenze utili nel quotidiano.

Inseriti nel contesto di gioco, avventura e divertimento, i programmi di City Bound hanno la potenzialità di arricchire tutte queste abilità :

 

1.     Senso dell’orientamento

 

Nell’epoca delle app non è più scontato che una persona sappia spostarsi da un luogo all’altro sulla sola base del proprio senso dell’orientamento. In una città nuova orientarsi è la prima sfida. Mezzi pubblici dai tragitti sconosciuti, indicazioni di strade e edifici che non conosciamo, la mancanza di punti di riferimento familiari sono le prime barriere da superare, ma allo stesso tempo sono base di un nuovo processo di apprendimento.

 

2.     La capacità di lavorare in squadra

 

Molti esercizi del City Bound sono svolti in piccoli o grandi gruppi. Percepirsi all’interno di un gruppo può significare per il partecipante scoprire qualcosa di nuovo su di se. Le riflessioni che seguono le attività possono far emergere informazioni importanti di come ciascuno si colloca nel gruppo, che comportamenti attua, se sono coerenti all’idea di se o se invece ci mostrano nuovi caratteri, quale ruolo sentiamo proprio e quale ci viene attribuito da altri, come siamo visti è che tipo di reazioni suscitano i nostri modi di stare e agire. La capacità di lavorare in team è un’abilità rilevante in molti ambiti della vita e l’appartenenza a un gruppo è parte integrante della nostra società, dall’asilo, alla scuola, al lavoro. Proprio nel gruppo è possibile indagare il proprio ruolo, sperimentarsi nell’elaborazione di strategie di gruppo e di problem solving o nella gestione del conflitto. A tal fine è essenziale l’elaborazione della metafora, per comprendere come ciò che si è fatto entra nella quotidianità.

 

3.     L’abilita di percepire se stessi dal proprio e dall’altrui punto di vista

 

Ogni incontro offre informazioni riguardo alle reazioni che generiamo negli altri. Questi processi rimangono spesso soggiacenti e quasi mai vengono affrontati apertamente. Le attività del City Bound permettono di mettere a fuoco il proprio effetto sugli altri aprendo la possibilità di mettere in discussione la propria percezione di se permettendoci di, eventualmente, cambiare. [....]

 

4.     Le competenze comunicative

 

Le competenze retoriche e comunicative sono di grande rilevanza nella quotidianità durante un colloquio di lavoro, nel litigio con un fratello o una sorella, nella scuola e con gli amici. Molte delle attività del City Bound richiedono grandi capacità comunicative a partire da trovare un accordo con gli altri partecipanti per la strategia, fino a convincere persone sconosciute a partecipare ad un progetto inusuale. [...] I partecipanti devono elaborare degli argomenti con cui possono placare lo scetticismo dei passanti e dei commercianti che si vogliono coinvolgere. Il City Bound allena la creatività, ma anche la capacità di esprimere in modo chiaro argomenti capaci di coinvolgere gli altri.

 

5.     Le competenze di problem solving

 

Il City Bound mette in scena attività le cui soluzioni non sono predefinite. La definizione del risultato concreto, quale strada porterà al traguardo e quando un obiettivo si può definire raggiunto, sono questioni completamente in mano ai partecipanti.

Il problem solving richiede una gestione creativa di situazioni difficili, i partecipanti possono provare diverse strategie e verificare in maniera diretta la reazione degli altri ai propri comportamenti. Le persone sconosciute ci comunicano cose che gli amici non ci dicono più, l’approccio con gli sconosciuti permette di sottoporre a verifica diretta e immediata l’efficacia delle proprie strategie comportamentali. .

 

6.     L’autostima

 

Nel quadro dei programmi di City Bound i partecipanti sperimentano la propria influenza diretta e attiva sul mondo circostante. I partecipanti possono sperimentare molti diversi ruoli, modelli comportamentali e strategie di problem solving. In questo modo hanno l’opportunità di scoprire che le competenze che posseggono e le possibilità per utilizzarle sono molto più varie di ciò che si pensava. Sapere di aver raggiunto un obiettivo con le proprie forze incide sulla sicurezza i se stessi e sulla visione complessiva di se, mentre il confronto con gli altri partecipanti, o anche solo la loro osservazione e reazione, può rafforzare il senso di efficacia del proprio agire.

 

7.     La tolleranza alla frustrazione e la resilienza

 

A volte ci troviamo a superare momenti difficili della vita, resistere e insistere finché non abbiamo raggiunto un obiettivo nonostante le condizioni. Il City Bound consente un accesso giocoso alla gestione del senso di frustrazione e aiuta a riflettervi. Si tratta di muoversi nella gamma che va tra due poli, uno occupato da rabbia, demotivazione e la resa, l’altro occupato da motivazione, ottimismo e fierezza. Specialmente durante le riflessioni di gruppo possiamo interrogare i comportamenti e vedere oltre fino, eventualmente, a cambiare le proprie modalità.

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EXPERIENTIAL EDUCATION ACTIVITIES & METHODS IN DIFFERENT LEARNING ENVIRONMENTS

Work in progress... Christian Mancini & Simona Conti - Experiential Trainer 2017

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